QUESTA VICENDA E' IL SINTOMO DI UN MALESSERE INTERNO ALLA CRICCA FASCISTA "FRATELLI D'ITALIA"

Nei giorni scorsi, è scoppiata l’ennesima polemica politica a Venezia: dopo quella concernente i sette rappresentanti della comunità bengalese candidati alle elezioni comunali e di municipio, è giunto in primo piano il caso della moschea a Mestre, un sobborgo sulla terra ferma del capoluogo veneto.

Tutto nasce dalle dichiarazioni di un esponente, tale Prince Howlader, della locale comunità bengalese, riconosciuto come rappresentativo dai cittadini – in tutto circa ventimila – originari di quella zona dell’Asia, nelle quali si chiede l’autorizzazione per la realizzazione del luogo di culto islamico.

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Per dare maggiore forza alle proprie rivendicazioni, il personaggio in questione si avventura in una considerazione che suona come una forzatura: «Se scioperiamo noi bengalesi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti e alberghi. Volete vedere?».

A ben guardare – piaccia o meno ai politicanti della destra radicale e fascista – la “minaccia”, se così si può dire, di astenersi dal lavoro per sostenere una causa per cui per loro vale la pena lottare, non è una proposizione a vuoto: è noto che il turismo si regga prevalentemente sulle spalle dei migranti.

La stessa cosa si può notare frequentando le portinerie della Fincantieri – non solo quelle della città sopra citata – dove, al momento del cambio turno, risulta evidente che la maggioranza dei lavoratori non sia di origini italiane: ovviamente, non tutti provengono dal Bangla Desh, ma l’eventualità di un’astensione in blocco dalle attività lavorative creerebbe non pochi grattacapi ai dirigenti.

Per questo riteniamo del tutto fuori luogo le parole di Galeazzo Bignami, il fascista che di mestiere fa il Capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, che ironizza: «Come avete trovato la strada per venire, potete trovare la strada per andare. Tra l’altro non credo che nessuno vi abbia invitato e non credo nessuno vi rimpiangerà».

Il paradosso è che l’autore della provocazione – attuata dal 33enne, italiano di origini asiatiche, presidente dell’associazione Gioventù per l’Umanità – è considerato “vicino” alla cricca revanscista in questione; basterebbe che certe beghe venissero affrontate nelle sedi opportune: forse, a frenare in questo senso, è il timore della reazione degli altri aderenti locali alla formazione meloniana.

 

Bosio (Al), 05 settembre 2026

la Redazione del blog Pennatagliente

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